MASTRO SANTI E LA BATTAGLIA DI ANGHIARI

Per questo motivo Firenze omaggiò il popolo Anghiarese di dispensandolo per 10 anni delle dovute tasse ed elogiarlo con lo stemma fiorentino il giglio, che ancora oggi lo portiamo fieri nel nostro stemma del comune. Questa è la sintesi della storia, ma la cosa che ha fatto di Anghiari una celebrità universale è che questa battaglia fu dipinta da Leonardo da Vinci. L'idea partì da il Gonfaloniere di Firenze il Soderini, che dopo cinquant'anni dall'evento gli prese la brillante idea di affrescare la sala dei cinquecento mettendo a confronto i massimi esponenti dell'arte di allora e oramai consacrati, come geni universali, come Michelangelo Bonarroti e Leonardo da Vinci, che erano il frutto dell'investimento sulla cultura e sull'arte dei signori di Firenze i Medici.

In quel bellissimo periodo, irripetibile, l'arte era quella disciplina che serviva al potere di farsi grande e potente, tutti gli Stati di allora gareggiavano ad avere i meglio artisti del momento per abbellire le loro dimore e i loro palazzi. Stranamente la maggioranza di questi geni proveniva da Firenze; è vero che a quel tempo la Città viveva il suo massimo splendore economico e che investì le grandi risorse su un progetto rinascimentale che comprendeva la riscoperta dei valori e dell'arte greca e romana e della loro filosofia. La Accademia neoplatonica venne creata con i massimi esponenti e studiosi della filosofia, del tempo fondata a Firenze nel 1459 da Marsilio Ficino per incarico di Cosimo de' Medici nella Villa medicea di Careggi e per la parte meccanica portarono giovani allievi nelle più quotate botteghe di Firenze. In queste botteghe si formarono Michelangelo dal Ghirlandaio e Leonardo dal Verrocchio.

PANNELLO INTAGLIATO AD ALTO RILIEVO IN NOCE, RAFFIGURANTE LA BATTAGLIA (Baldaccio) ANNO1982

Ritornato dal servizio di leva e non avendo niente da fare, solamente qualche lavoretto saltuario come spazzino o inserviente al comune del mio paese, mi venne l'idea di intagliare due pezzi di legno di noce di recupero e rappresentare il Baldaccio, tratto da una storia scritta da Gian Franco Venè e musicata da mio Fratello Annibale e portata in scena dalla Compagnia dei Ricomposti di cui facevo parte insieme a molti amici. Questa allegra Compagnia, che ancora oggi porta in giro per il mondo le nostre tradizioni musicali popolari, era ai primi albori e il Baldaccio fu l'esordio teatrale di questo gruppo. Fu veramente una bella cosa e riuscì molto bene.Tanto fu che la rappresentazione, fu esportata anche in Germania grazie all'ospitalità di Roland Gunter scrittore che venne a quel tempo fu invitato al Premio di Cultura Citta di Anghiari, ideato da Gian Franco Venè e dall'allora Sindaco di Anghiari Franco Talozzi. L'intaglio è suddiviso in due quadri, a sinistra i musici della compagnia, io Santino, dovrei essere quello con la chitarra, al flauto mio fratello Valterone, la Catia Talozzi al cembalo e al piffero Alberto Vellati. Nel secondo quadro si parte da pippo il cane della Cinzia Talozzi allora mia cognata e la mischia di combattenti senza un ben preciso riferimento. Per quanto riguarda i due cavalieri c'è quello che porta lo stendardo fiorentino che non ha nessuna allusione, ma per il cavaliere che doveva rappresentare le truppe Viscontee il riferimento e a il Venè, infatti come si può vedere al posto del fatidico biscione milanese ci sono rappresentate nella bandiera due pipe, che alludono al famoso giornalista che era un grande fumatore di pipa.

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